Ikigai: come essere felici.
di Ester Schiavone
La più grande ricchezza è nel bastare a se stessi.(Epicuro)
Ti chiedo di pensare per qualche secondo alla parola felicità, anche ad occhi chiusi se preferisci. Bene, cosa ti è passato per la mente? Uno, due, tre concetti, immagini, spezzoni di film, libri sull'argomento. Io ho impresso nella mente il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, Chiedimi se sono felice , che nella sua semplicità mette in scena tutte le varie declinazioni della felicità e come ogni individuo abbia un diverso metro di valutazione, inoltre ritrovi molti degli aspetti dell'Ikigai che ti descriverò più avanti. Ti consiglio di passare una serata in compagnia guardando questo film. Cos'altro mi è venuto in mente? Teorie filosofiche e libri, tanti libri, che divulgano diversi concetti da accettare e far propri, oppure da rifiutare. Siamo tutti un po' filosofi se, almeno in un momento della vita, ci siamo posti delle domande cosiddette "esistenziali": chi sono? Perchè sono al mondo? Per cosa sono destinato? Sono felice?
Non è facile rintracciare un'univoca ed inconfutabile risposta, pertanto spesso ci sentiamo confusi, insoddisfatti, depressi, ma se ripeti questo mantra, quando sei un po' giù
(creato in tempi non sospetti su un quaderno d'appunti del liceo), ritroverai subito un po' di serenità e guadagnerai un punto di vista differente.
Il mio mantra è: la felicità non è un punto di arrivo, ma uno STILE DI VITA.
Cos'è lo stile di vita? STILE DI VITA, ossia l'impronta psichica, unica e inimitabile
che lo (il soggetto) caratterizza e nella quale confluiscono i tratti del
comportamento, i pensieri, le idee, le opinioni, le emozioni, i
sentimenti, tutti assieme elaborati al servizio di precipue
finalità, risultanti dal compromesso fra le esigenze individuali e le
istanze sociali. "Il mondo è duro e ostile, io sono fragile e timoroso, perciò mi procuro un rifugio sicuro dove nascondermi". "E' vero che il mondo è duro e ostile, ma io sono forte e risoluto, perciò mi sforzerò di trovare il mio spazio vitale".
E' proprio dalle infinite differenze individuali, scaturite da tali
ordini di osservazioni, che deriva quel concetto di unicità psichica non
coincidente con nessun'altra.
(concetto coniato dallo psicologo Adler, per approfondire vai qui ). Noi, afferma Adler, ci interpretiamo in base alla nostra esperienza, e
altrettanto, realizziamo la nostra esperienza in base
all'interpretazione che diamo di noi stessi e del mondo.
Se pensiamo che la felicità non sia qualcosa da trovare, da raggiungere, da collezionare da bramare, riusciamo a comprendere come, liberandoci dall'idea di risultato, possiamo già sentirci sollevati e più leggeri. La felicità non è un punto di arrivo, non è l'oggetto in sè, ad esempio la villa di lusso, o un determinato obiettivo/ unica ragione di vita a renderci felici. Infatti, se fosse così, il mancato raggiungimento di quella condizione si ripercuoterebbe sulla voglia di vivere. La felicità vista come l'insieme di tutte le interpretazioni che diamo di noi stessi e del mondo, che si nutre e genera esperienze, pertanto è in costruzione, non si può raggiungere, si può solo alimentare giorno per giorno. Detto ciò, riesci a spiegarti come una situazione che ti rendeva felice dieci anni fa, ora invece non più, perchè desideri tutt'altro. Ecco spiegato perchè alcuni "sorridono alla vita" in una casa minuscola ed inspiegabilmente non si lamentano di ciò. Non crediamo che sia possibile essere felici in una situazione in cui vige la scarsità (ai nostri occhi). L' idea di felicità legata all'abbondanza che ci inculcano è un modo per renderci schiavi. Spesso pensiamo che le persone felici siano fortunate, che un dio o l'universo sia stato clemente con loro o abbiano disponibilità economiche che noi non possediamo. Ci rassegniamo a vivere la nostra vita "misera" continuando a fantasticare su una potenziale e a volte irreale vita più soddisfacente, proiettando la felicità nel futuro perdendo la possibilità di vivere il presente. Continuiamo a ripeterci: "quando avrò la villa in campagna sarò sereno, quando troverò marito non mi sentirò più sola, quando troverò lavoro sarò finalmente felice". Tante volte è capitato che io abbia voluto una vita differente, perchè la mia non mi piaceva affatto. Non c'è niente di male a desiderare un cambiamento, ma starsene in panciolle aspettando che arrivi da solo o che la fortuna giri dalla nostra parte, non fa altro che renderci spettatori della nostra reale vita. Allo stesso modo, rimuginare su quello che abbiamo perso, abbiamo sbagliato, abbiamo abbandonato o che non siamo più, cioè vivere nel passato ci fa perdere di vista il presente. Vivere nel futuro genera ansia, nel passato genera depressione, invece nel presente genera accettazione e gratitudine.

Ho pensato ad una metafora: immagina la tua vita come una spiaggia, l'ambiente non è sempre uguale, in effetti a volte c'è il vento, l'alta marea, l'afa altre volte un freddo gelido. Alcuni giorni sei solo sul bagnoasciuga mentre in altri, la tua spiaggia è un'accozzaglia di gente e di cose, ma tu ogni giorno ti rechi qui per costruire il tuo castello di sabbia portandoti dietro tutto ciò che ti occorre, cioè il tuo stile di vita come lo intende Adler (quello che tu ritieni opportuno per costruirlo, ogni giorno potrà essere diverso, sempre più ricco). Ogni piccola dose di sabbia raccolta, rappresenta una gioia che hai saputo cogliere nelle piccole cose, al processo che le ha generate, o quella provata durante il processo, in cui sei stato presente e hai profuso il miglior impegno in ogni piccolo passo. Tante piccole dosi di gioia creeranno un castello di armonia che puntualmente la sera verrà spazzato via dal mare, ma lo ricostruirai il giorno seguente. Hai fatto esperienza di questa armonia e questa influenza i tuoi pensieri ed emozioni, quindi il tuo stile di vita, che genererà altre azioni che conducono esperienze positive.


Noi siamo artefici e custodi della nostra armonia. L'IKIGAI è un concetto giapponese che in italiano potrebbe essere tradotto con ragione di vita. Non è trovare uno scopo esteriore ma dispiegare la natura interiore, dare spazio alla riconnessione con il nostro io più profondo. L'armonia si manifesterà attraverso le nostre azioni come risultato della coerenza tra ciò che pensiamo, crediamo e proviamo e siamo. Secondo me l'ikigai è riscoprire questa armonia che risiede in noi.
Per essere felici bisogna avere uno stile di vita sano (non vuol dire esclusivamente mangiar sano, fare sport, avere ricchezza come spesso viene trasmesso), ma, a mio avviso, consta in:
- allenare la percezione degli aspetti positivi
- accogliere e saper gestire le emozioni
- imparare ad apprendere (siamo in un continuo processo di formazione)
- imparare ad ascoltarsi e conoscersi
- coltivare la gratitudine
Fammi sapere cosa pensi sul tema della felicità e se ti ritrovi negli esempi descritti in precedenza. Lasciami un commento qui sotto.
Ester Schiavone